Riforma della dirigenza pubblica

Il decreto attuativo per la riforma della dirigenza pubblica, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 25/08 in applicazione dell’art. 11 della legge delega 124/2015, presenta alcune criticità per le quali la Cisl Fp, unitariamente a Cgil e Uil, hanno rivolto alla Commissione I Affari Costituzionali presso la Camera, la richiesta di un confronto urgente sui contenuti.
“In particolare riteniamo che il ricorso all’istituto della cessione del contratto nelle fasi di mutamento di amministrazione per conferimento di nuovo incarico, così come previsto, oltre a costituire meccanismo automatico e non eventuale come avviene invece nel settore privato, avrebbe potuto trovare nel testo una procedura semplificata, soprattutto in considerazione dell’impostazione adottata dal Ministro Madia per cui l’appartenenza ad Amministrazioni differenti sarebbe indifferente rispetto allo status di dipendente della repubblica nel suo complesso. Riteniamo inoltre farraginose le forme di passaggio in organico, diverse a seconda della modalità di accesso seguita. In particolare non si comprende la motivazione per la quale il superamento del corso-concorso comporti un inquadramento diverso (funzionario) rispetto al superamento del concorso che porterebbe direttamente all’inquadramento da dirigente.
Appare inoltre sbilanciata la composizione delle commissioni che governano i ruoli, per una prevalenza delle funzioni di controllo rispetto a quelle di gestione.
In generale, sulla durata degli incarichi rileviamo una eccessiva standardizzazione dei limiti a vantaggio della rotazione degli incarichi a rischio di corruzione, che rischia però di sacrificare ogni altra considerazione di continuità dell’azione amministrativa.
Anche in materia di responsabilità rileviamo un’incoerenza. Infatti, mentre in tutti i casi in cui si verifichi un malfunzionamento scatterebbe per il dirigente la responsabilità amministrativa, in caso di mancato controllo delle presenze scatterebbe per il dirigente il verificarsi di un mancato raggiungimento degli obiettivi. Senza voler assolutamente giustificare l’assenteismo, si vorrebbe segnalare alla Commissione l’incoerenza del dettato che potrebbe essere risolta o attribuendo al controllo sulle presenza valenza disciplinare e non organizzativa, oppure collegando anche questa funzione dirigenziale alle verifiche di funzionamento.
Certamente contraria al contenuto della delega sembra invece la norma che affiderebbe al dirigente una percentuale del 2% delle risorse “complessivamente destinate al trattamento economico”, mentre i criteri di delega si limitano a riferirsi ad una percentuale del fondo.” Il Segretario nazionale, Daniela Volpato

In allegato:
richiesta incontro
testo decreto
relazione al decreto




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